Divieto di allevamento in batteria per le galline ovaiole

Entrato in vigore il 1° gennaio 2012 il divieto degli allevamenti avicoli intensivi. Ma l’Italia non si è ancora conformata alla normativa Ue.

La stragrande maggioranza delle galline ovaiole vive in gabbie di batteria, un sistema di allevamento intensivo dove sono recluse in uno spazio più piccolo di un foglio di carta A4. Nel 1999, con la Direttiva 1999/74/CE, l'Unione europea iniziò un percorso legislativo che ha portato al divieto di utilizzo dell’allevamento in batteria, entrato in vigore per tutti gli Stati membri dal 1° gennaio 2012.

Tuttavia ancora 11 Paesi su 27, tra i quali l’Italia, non si sono ancora adeguati. Anche l’eurodeputato Andrea Zanoni chiede che l’Italia rispetti il divieto.

Secondo un dossier della LAV, ogni anno nell’Unione Europea vengono allevati oltre 400 milioni di galline ovaiole (di cui 55 milioni in Italia), circa il’68% delle quali in allevamenti intensivi. In Italia il divieto interesserebbe circa 5.000 allevamenti, per la maggioranza in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

La produzione di uova è solo uno dei tanti settori di sfruttamento e sterminio dell’uomo sull’animale. Le galline ovaiole, che siano allevate in batteria o in allevamenti biologici tradizionali, dopo essere state sfruttate per la produzione di uova vengono comunque macellate. Inoltre i pulcini maschi che nascono, inutili per l’industria delle uova, vengono uccisi in modo estremamente crudele, gassandoli o tritandoli vivi (solo in Italia sono 16 milioni ogni anno i pulcini maschi uccisi).

L’allevamento in batteria, però, è particolarmente crudele: le galline vengono stipate in spazi piccolissimi, cosa che le rende aggressive verso le compagne di prigionia. Per questo, per evitare che si feriscano tra loro, viene loro tagliato il becco in modo molto doloroso, a volte causando pericolose infezioni.

Una recente investigazione dell’associazione “Nemesi Animale” ha documentato la sofferenza delle galline negli allevamenti Bruzzese di Olgiate Olona (VA), una delle principali ditte produttrici di uova nel Paese ma non diversa da tante altre.

Per poter identificare la provenienza delle uova è necessario leggere il codice impresso su ciascuna di esse. La prima cifra del codice è quella che indica da quale tipo di allevamento proviene l’uovo: ‘1’, ‘2’ e ‘3’ indicano rispettivamente allevamento all’aperto, allevamento a terra (che significa al chiuso, stipate nei capannoni), e allevamento in gabbia; lo ‘0’ indica invece l’allevamento biologico. In questo modo sarà possibile controllare il rispetto del divieto di allevamento in batteria da parte dell’azienda produttrice.

Come consumatori tuttavia abbiamo il potere di mettere fine completamente alla sofferenza delle galline e dei pulcini, ma anche di centinaia di altri animali, scegliendo di eliminare le uova dalla nostra dieta, come anche la carne, il pesce e i latticini.

Approfondimenti sulla produzione di uova

Articolo de "Il cambiamento"

Sai cosa mangi? La produzione di uova

Video sull'uccisione e la mutilazione dei pucini

L’investigazione di Nemesi Animale negli allevamenti Bruzzese

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